Il Custode delle Particelle

Un enorme buco nero si sta formando in modo silenzioso e sconvolgente. La sua immensa gravità piega lo spazio-tempo che collassa fino a diventare una singolarità, un punto dove nessuna legge fisica conosciuta funziona più. Ma questa singolarità non è la fine di tutto, è piuttosto l’inizio, il primo sussurro di un nuovo universo. Il nostro universo è l’altra faccia di un buco nero in un universo più grande. Protoni e neutroni danzano come note suonate da una mano invisibile. Le prime particelle si uniscono, timide e instabili, come bambini che imparano a reggersi in piedi. E proprio in quell’istante nasce la memoria della materia, ciò che guida le leggi che ancora ci sono sconosciute. Questo sussurro che si espande in tutto l’universo conosciuto, porta con sé la memoria e i segreti di quella che noi chiamiamo realtà. Adriano Leto non sapeva ancora di portare dentro di sé l’eco di quel sussurro. Non sapeva ancora che in qualche modo ne faceva parte. Seduto davanti al monitor del suo computer nel laboratorio all’interno dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso, fissava i dati che scorrevano come al solito senza notare nulla di particolarmente significativo. Eppure, tra quella montagna di dati, Adriano avvertì qualcosa di diverso. Non era un errore di calcolo e nemmeno un rumore di fondo. Era una voce. All’inizio credette a un’allucinazione. Il ronzio delle ventole del computer, forse la stanchezza accumulata nelle ultime notti insonni. Ma più cercava di ignorarla, più quella vibrazione cresceva, fino a trasformarsi in una pulsazione chiara, ritmica, come un cuore che batteva dentro la materia stessa. Adriano si alzò di scatto, il respiro corto. “Impossibile…”, mormorò, con un filo di voce che si perse nel vuoto del laboratorio.

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